Stamattina a Brindisi, dinanzi all’Istituto Professionale Morvillo-Falcone, quei sogni non hanno volato, sono stati fatti saltare in aria da una bomba, o meglio più bombe, nascoste in un cassonetto dell’immondizia collocato apposta nell’area dove le ragazze sono solite intrattenersi. Melissa Bassi di sedici anni ha perso la vita, un’altra ragazza in queste ore lotta per la vita, e altri sei sono ustionati gravemente. Non ci sono parole per descrivere il senso di vuoto, il dolore e lo sdegno che un atto così vile può generare: chi ha colpito voleva la strage, e forse, dati i mezzi impiegati e la dinamica scelta, l’avrebbe voluta anche più eclatante. Chi ha colpito voleva e vuole mettere paura.
Gli inquirenti indagano seguendo innanzitutto la pista mafiosa: in risposta a una serie di operazioni andate a segno contro le organizzazioni criminali della zona, nell’ultimo periodo, infatti, si sono susseguiti atti intimidatori verso le forze dell’ordine, fra cui uno rivolto al presidente della commissione antiracket di Mesagne. Ricorre, inoltre, proprio in questi giorni il ventennale dell’attentato di Capaci, tutto il paese è percorso da celebrazioni ed eventi commemorativi legati all’anniversario: oggi era previsto in città il passaggio della carovana antimafia.
L’Istituto, poi, dedicato alla memoria di Giovanni Falcone e della donna da lui amata, Francesca Morvillo, ha da sempre fatto della cultura della legalità la sua missione educativa. Tutto, quindi, sembra portare in quella direzione, ma spesso le cose sono più complesse di quanto non appaiano, e la mafia – come ha sottolineato il ministro Cancellieri – non adotta, se non in casi estremi, tali strategie clamorose. Qui, in ogni caso, vogliamo e dobbiamo andare oltre.
Un atto del genere, avulso da qualsiasi legge morale, e perfino criminale, un gesto di inaudita e inedita violenza, prima di chiamarsi mafia, si chiama male. L’esplosione ha assordato e ucciso le alunne della scuola e rischia di assordare e uccidere anche le nostre coscienze. Forse dobbiamo fermarci a riflettere. Fare silenzio per più di un attimo, fare a lungo silenzio e raccogliere le energie interiori che abbiamo perso. C’è un particolare della scena che mi è rimasto impresso e, da docente, mi ha commosso profondamente: i fogli di quaderno sparsi a terra. Comincerei da questa immagine a interrogarmi su cosa porta una società a disperdersi e a indebolirsi a tal punto, che qualcuno abbia anche e solo pensato di attuare un delitto simile contro degli innocenti. Quei fogli sparsi sul selciato dinanzi alla scuola non sono forse l’emblema di quei valori forti che la nostra società in tutti i suoi livelli ha perso, quei valori che, invece, avrebbero dovuto proteggere i sogni di Melissa e delle sue compagne? Il loro sacrificio non passi invano.
20 maggio 2012
Federica Introna